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ASSEMBLEA PER LA COSTITUZIONE DEL
CENTRO DI INIZIATIVA PER IL PARTITO DEMOCRATICO “L’ULIVO PER ROMA”

Roma, Hotel Sheraton, 11 luglio 2006

Relazione introduttiva di Roberto Gualtieri - versione stampabile versione stampabile
 

Oggi nasce il Centro di iniziativa per il nuovo partito democratico. Nasce sulla base di un appello, promosso da un gruppo di elettori dell’Ulivo, che ha argomentato alcune delle ragioni che stanno alla base della necessità di costruire il nuovo partito e, sulla base di quell’analisi, ha prospettato la costruzione di un Centro di iniziativa che contribuisse da subito, nella nostra città, a questo straordinario processo politico e democratico. Con sorpresa e soddisfazione l’appello ha suscitato interesse, ha fatto discutere e soprattutto ha riscosso numerosissime adesioni. Siamo già oltre le mille, e nei prossimi mesi contiamo, con la nostra iniziativa, di moltiplicarle e di raggiungere un numero assai più significativo. Fin d’ora possiamo dire che le adesioni raccolte definiscono un campo politico largo e plurale, che noi contiamo di allargare ancora e che è fatto di iscritti ai Ds e alla Margherita, di cittadini non iscritti a nessun partito, di candidati e di eletti dell’Ulivo e della lista civica, di associazioni, comitati, riviste, di esponenti del mondo sindacale e del lavoro, dell’impresa, delle professioni, di intellettuali, artisti, docenti universitari, giornalisti e operatori della comunicazione e della cultura. E’ la dimostrazione palpabile di un fermento, che anima questa come altre iniziative a Roma e nel resto del paese. Un fermento e una volontà di riscossa e di partecipazione democratica che si sono espressi nelle straordinaria esperienza delle primarie, nel successo elettorale che ha portato alla costituzione del governo Prodi, nella vittoria alle elezioni amministrative, particolarmente sonante qui a Roma, e infine nel risultato del referendum istituzionale.

Il Centro nasce per dare forza nella società all’azione riformista del governo e delle amministrazioni di centrosinistra, per contribuire a definire i contenuti di quell’azione, e per far partecipare attivamente i cittadini al processo di costruzione del nuovo partito. Noi crediamo che ciò sia non solo utile ma necessario. E’ sotto gli occhi di tutti che il governo Prodi è impegnato in una sfida decisiva e difficile: la sfida della modernizzazione e dello sviluppo, della coesione e dell’Europa. E’ una sfida decisiva, perché da essa dipende il futuro del paese, la capacità di arrestare un declino che viene da lontano e che la disastrosa esperienza del governo Berlusconi ha accentuato fino a rischiare di renderlo irreversibile. Un declino economico innanzitutto, ma non solo economico, bensì anche politico, culturale, morale, che ha corroso in profondità le fibre della nazione. I primi atti del governo ci dicono che è stata presa la strada giusta, che si è aperta una nuova fase. Basti pensare alle importanti decisioni di politica estera: non solo il sacrosanto ritiro dall’Iraq, ma anche il rilancio della politica europea, l’apertura di un nuovo terreno di iniziativa nei rapporti con la Russia, con la Cina, con il Medio Oriente. E ancora, basti pensare alla scelta di accompagnare l’inevitabile rigore con uno sforzo per allargare la base imponibile senza aumentare la pressione fiscale e poter così rilanciare una politica di investimenti pubblici, e con una decisa azione a favore di alcune liberalizzazioni contro i privilegi e le corporazioni che soffocano il paese.

Una sfida decisiva quindi, ma al tempo stesso una sfida difficile. Difficile perché le drammatiche condizioni del paese hanno ridotto le risorse disponibili e impongono tempi brevi, il che rende oggettivamente problematico conciliare rigore, sviluppo, equità. E difficile, soprattutto, perché le riforme di cui il paese ha bisogno non possono essere realizzate solo dall’alto. Lo abbiamo già sperimentato tra il 1996 e il 2001: il riformismo dall’alto, il riformismo senza popolo, per quanto illuminato sia, non riesce ad affermarsi. Prendiamo la questione delle liberalizzazioni previste dal decreto Bersani. Quando intaccano privilegi, e quindi prospettano una redistribuzione delle risorse e delle opportunità, quando tolgono qualcosa a pochi per dare tanto a molti, le misure di questo tipo provocano inevitabilmente dei conflitti, esattamente come accade per provvedimenti redistributivi di altra natura. In questi casi conta poco che si tratti di misure ispirate alla filosofia liberale, e scatta subito la reazione dei gruppi che si sentono colpiti. Ma questi gruppi sono sempre organizzati, mentre i cittadini che beneficerebbero di servizi meno cari e più efficienti non lo sono, e quindi le riforme sono sconfitte. Alcuni anni fa Rutelli e Tocci hanno tentato di aumentare le licenze dei taxi ma sono stati sconfitti, e la storia di questo paese è segnata da vicende analoghe: da riforme che si sono arenate, o che non sono state in grado di suscitare il consenso necessario, o che sono state concepite in modo astratto invece che sulla base di un effettivo coinvolgimento dei soggetti coinvolti e quindi non hanno funzionato. Per questo noi proponiamo di organizzare insieme ai Ds, alla Margherita, alle associazioni dei consumatori, una grande iniziativa a tutela degli interessi del cittadino-consumatore ed a sostegno dei decreti di liberalizzazione del governo Prodi. Perché siamo consapevoli che su questo punto si gioca una partita decisiva. Non solo per l’effettiva rilevanza di molte delle misure proposte, ma anche perché una sconfitta del governo su questo terreno avrebbe un valore politico e simbolico più generale, e ridimensionerebbe in misura assai grave le ambizioni riformatrici del centrosinistra dando un segnale di sfiducia all’intero paese.

L’esempio delle liberalizzazioni, ma se ne potrebbero fare molti altri, credo dimostri in modo assai chiaro due cose. Innanzitutto ci dice quali sono le ragioni di fondo che rendono necessario il partito democratico, e poi ci aiuta a comprendere che tipo di partito deve essere questa nuova forza politica. Le ragioni del nuovo partito sono in primo luogo le ragioni dell’unità. Noi tutti ricordiamo come nella sua passata esperienza di governo il centrosinistra abbia pagato assai care le sue divisioni, e non solo quelle tra l’Ulivo e rifondazione, ma anche, se non soprattutto, quelle che derivavano dalla competizione tra le forze fondamentali alla base dell’alleanza. Senza unità non si realizza un programma ambizioso di riforme. Non a caso abbiamo voluto che l’indirizzo del nostro sito fosse www.maipiudivisi.it. E questa unità, che è l’unità che ci chiedono gli elettori dell’Ulivo e i cittadini, non è solo necessaria ma è possibile. L’Ulivo è un progetto che ha superato i dieci anni di età, ha dato luogo fin dalle elezioni europee all’esperienza della lista unitaria, e questa lista ha riscosso un crescente consenso degli elettori, dimostrando una grande forza espansiva. Lo ha fatto perché le ragioni profonde che nel corso della storia d’Italia avevano diviso i grandi filoni del riformismo sono venute meno, e quindi nella società italiana quelle vecchie barriere del passato non esistono più. Molti sembrano non accorgersene, e appaiono impegnati, con una dedizione degna di miglior causa, a costruire delle nuove barriere, a enfatizzare gli elementi di divisione a scapito di quelli di unità, che sono invece assai maggiori e più significativi. Non è questa la sede per affrontare questi temi, anche se sui principali di essi personalmente ho delle convinzioni molto precise, che portano a escludere che possano rappresentare seriamente degli ostacoli alla costruzione del nuovo partito. Su tali questioni il nostro Centro dovrà organizzare delle iniziative di discussione, costruendo dei luoghi di confronto e di dibattito tra culture ed esperienze differenti. Quel che voglio dire è che in nessun paese al mondo Enrico Letta e Piero Fassino, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro militerebbero in partiti diversi. E infatti anche in Italia sono stati eletti nella stessa lista, fanno parte di uno stesso gruppo parlamentare, e si accingono a dare vita a un nuovo partito.

In secondo luogo, le ragioni del partito democratico sono le ragioni della partecipazione. Ho già fatto riferimento ai limiti del riformismo dall’alto. La riscossa del paese, la sua rinascita economica morale e civile ha bisogno di un grande moto di partecipazione popolare e democratica. E lo strumento fondamentale per raccogliere ed organizzare questa partecipazione è il nuovo partito democratico. Un nuovo partito perché deve unire tradizioni e forze diverse. Ma anche perché proprio grazie a questa sua capacità di unire ciò che in passato era stato diviso, può raccogliere le energie anche al di fuori del perimetro dei partiti esistenti. Lo hanno dimostrato le primarie, lo dimostra questa sala: esiste nella società una straordinaria spinta alla partecipazione che va ben oltre i Ds e la Margherita ma che sarebbe un grave errore contrapporre ai partiti. Questa larga partecipazione democratica è indispensabile al paese. Il partito democratico deve essere lo strumento per organizzare nella società la discussione sulle grandi sfide che il paese ha dinanzi a sé nell’epoca della globalizzazione e della nuova economia dell’informazione, e sulle riforme necessarie ad affrontare tali sfide. Deve essere lo strumento per dare forza e consenso all’azione di governo, ma anche per orientarne il corso: insomma per dare a questa azione gambe, occhi, testa e anche cuore.

Risulta evidente dunque che il partito democratico come lo intendiamo noi è una grande forza nazionale, cioè radicata nella storia del paese e capace di interpretarne e di rilanciarne l’unità; popolare, cioè capace di rappresentare e dare voce ai bisogni e alle aspirazioni della società a partire dai più deboli; democratica, ossia in grado di organizzare una larga partecipazione dei cittadini e di seguire il metodo democratico nella individuazione dei programmi, nella scelta dei dirigenti, nella impostazione dell’azione politica.

Il nostro obiettivo è quello di contribuire alla nascita di questo partito. E’ in corso un’ampia discussione nelle forze politiche e tra di esse, una discussione che coinvolge anche associazioni, intellettuali, organi dei informazione. E’ un bene che sia così, e non potrebbe che essere così. Giudichiamo assai importante che i Ds e la Margherita, come stanno già facendo, si confrontino al loro interno sulla prospettiva del nuovo partito e definiscano in modo unitario la questione, che è cruciale e delicata, delle modalità e dei tempi di confluenza delle rispettive organizzazioni in un soggetto politico unitario. Nei confronti di questa discussione noi intendiamo essere quanto mai rispettosi. Chi di noi è iscritto a quei partiti vi parteciperà nelle sedi e nelle forme opportune, ma crediamo che il Centro non debba interferire con il dibattito interno ai partiti né tentare di condizionarlo, anche se naturalmente auspichiamo che esso consenta la prosecuzione del processo unitario.
Allo stesso tempo, riteniamo urgente offrire ai cittadini che hanno sostenuto l’Ulivo e che vogliono essere protagonisti nello scenario politico con il partito democratico, la possibilità di partecipare e di impegnarsi fin da oggi su questa prospettiva. Stanno qui le ragioni del Centro a cui oggi diamo vita. La nostra proposta è semplice: per evitare una certa astrattezza del processo che deve portare al nuovo partito, riteniamo necessario incardinarlo dentro un’azione politica concreta tesa ad affrontare i grandi nodi su cui si gioca il futuro del paese. Il nostro Centro vuole essere quindi uno strumento per coinvolgere i cittadini su contenuti e programmi capaci di riformare la società italiana rendendola più moderna e più giusta. Crediamo che la capacità di ancorare il processo di costruzione del nuovo partito all’azione politica sui contenuti ed i programmi rappresenti un presupposto decisivo perché l’impresa che abbiamo davanti sia coronata da successo. Questo metodo infatti consente di valorizzare gli elementi di unità che sono alla base delle diverse forze impegnate in questo processo, offrendo un terreno dinamico per la loro convergenza. Allo stesso tempo, è un metodo che consente di innescare il dialogo e di favorire i processi di partecipazione, che sono indispensabili a dare forza all’azione di riforma rendendola condivisa.

Quali sono i contenuti su cui intendiamo lavorare? Nel percorso che ha portato a questa assemblea abbiamo già avuto modo di avviare una prima discussione su questo aspetto. Una discussione che ha già coinvolto un cospicuo numero di aderenti all’appello ben al di là del gruppo originario che lo aveva promosso, e che ha consentito di individuare alcuni temi intorno ai quali organizzare la nostra iniziativa. Anche in questo caso non siamo partiti dai contenitori, ma dai contenuti, ed abbiamo selezionato i temi sulla base delle idee e dei progetti e non dell’esigenza burocratica di occupare una determinata casella. Si tratta innanzitutto dei grandi temi su cui è impegnato il governo nazionale, ma sono anche i temi che riguardano la nostra città e che sono al centro dell’azione del Campidoglio, della Regione, della Provincia e dei Municipi.

Credo che le ragioni che ci spingono a mettere Roma al centro di un’azione che non vuole avere un respiro solo locale ma anche un orizzonte nazionale siano abbastanza evidenti. Perché Roma è il territorio dove viviamo ed è naturalmente investita dalle grandi scelte nazionali. E quindi radicare il processo politico che deve portare al nuovo partito nella società organizzando la partecipazione sui grandi temi di governo significa radicare questo processo a Roma. Perché il sistema produttivo romano è uno dei più importanti del paese, e dunque la questione della sua crescita e della sua modernizzazione non è una questione solo locale. Perché Roma è il più grande polo nazionale della cultura, della ricerca e della formazione, della comunicazione e dei servizi, ed esso riveste un ruolo strategico nella sfida che il paese ha dinanzi a sé di recuperare competitività sul nuovo terreno dell’economia dell’informazione, valorizzando le proprie inestimabili risorse umane, ambientali e culturali e i propri apparati pregiati. Perché la questione del rilancio della funzione di Roma Capitale è centrale in una visione del futuro dell’Italia che, dopo i disastri della destra, torna a scommettere su una rinnovata capacità del paese di fare sistema e punta sul Mezzogiorno. Perché Roma è nel cuore del Mediterraneo e sta diventando una grande metropoli multietnica e multiculturale, crocevia di popoli e di culture, e ciò ha un grande rilievo per la sfida in cui l’Italia è impegnata per fare del mediterraneo un mare di pace. Perché Roma è la sede della Chiesa cattolica, cioè di una grande forza transnazionale e di pace che si interroga sui grandi temi su cui si gioca il futuro dell’umanità nell’epoca della globalizzazione e che rappresenta un interlocutore fondamentale per chiunque intenda contribuire a rendere il mondo migliore. Perché, infine, anche i problemi più specificamente amministrativi, che attengono alla questione del governo del territorio, della qualità urbana, delle infrastrutture, dei rifiuti, sono questioni cruciali che hanno un valore non solo locale, poiché la questione se Roma saprà essere all’altezza di grandi metropoli europee come Londra, Parigi e Berlino è anche una grande questione nazionale, che investe la capacità complessiva del paese di risollevarsi.

Su questo terreno, quello dell’amministrazione e del governo della città, fortunatamente possiamo contare su un grande sindaco, Walter Veltroni, e su una buona amministrazione che con continuità negli ultimi tredici anni ha già fatto molto, rendendo Roma una delle realtà più dinamiche del paese e ribaltando completamente quell’immagine negativa (“Roma ladrona”) che si era affermata all’inizio degli anni novanta. Ma naturalmente, come sa chiunque viva in questa città, i problemi sono ancora molti, ed insieme ad essi ci sono le grandi opportunità che scaturiscono proprio dal buongoverno degli ultimi anni e da alcune scelte fondamentali come quella che ha consentito alla città di dotarsi finalmente di un nuovo piano regolatore, così come dalla possibilità di disporre finalmente dell’intera filiera che dai municipi arriva fino al governo nazionale passando per il Comune, la Provincia e la Regione. Così come per le grandi questioni nazionali, anche per questi temi squisitamente amministrativi noi crediamo che il metodo della partecipazione sulle grandi questioni programmatiche che definiscono il profilo dell’azione riformista consenta di aiutare ad affrontare meglio i problemi ed a cogliere di più le opportunità.

I temi che abbiamo individuato, e sui quali intendiamo articolare il lavoro delle commissioni, sono dunque temi nazionali e locali, e d’altronde molto spesso i due livelli sono difficilmente separabili tra loro (basti pensare, per tornare al nostro esempio iniziale, alla questione dei taxi). Sono cioè i temi delle infrastrutture e della mobilità, che rivestono un ruolo cruciale nella nostra città e nella nostra regione, e che come dimostra la vicenda della Tav difficilmente possono essere affrontati con successo senza la capacità di coinvolgere i cittadini e tutti i soggetti interessati. Sono i temi della comunicazione e dell’informazione, che toccano in misura particolare una città come Roma, sede della Rai e di una molteplicità di operatori privati, grandi e piccoli, che è opportuno mettere assieme in una discussione sul ruolo dell’informazione, sulla liberalizzazione del mercato delle frequenze, sul problema del precariato dei giornalisti. Sono i temi dell’ambiente e della trasformazione urbana, che investono un arco assai ampio di questioni, da quella dei rifiuti a quella grande sfida della qualità che è collegata all’attuazione del nuovo piano regolatore e che impone per essere vinta un ruolo attivo dei cittadini. E’ il grande tema del welfare e delle politiche sociali nella loro duplice articolazione nazionale e locale, così come quello, ad esso strettamente legato, del lavoro e della precarietà. Sono i temi connessi ai beni culturali e al loro ruolo sui diversi piani non solo della loro funzione economica ma anche dell’identità della città, della qualificazione del suo paesaggio urbano, e poi i temi del governo dei municipi e del loro ruolo. Sono i temi dell’Università e della ricerca, decisivi per una città come Roma il cui sistema universitario rappresenta una straordinaria risorsa che potrebbe dispiegare appieno le sue potenzialità quanto più sarà in grado di “fare sistema” e di interloquire positivamente con le imprese e con il governo nazionale e locale. Sono, infine, i grandi temi dell’innovazione della pubblica amministrazione, della liberalizzazione dell’accesso alle professioni, dei diritti del cittadino-consumatore ai quali ho già fatto riferimento e che penso debbano costituire oggetto di una delle nostre prime iniziative. Su molti di questi temi abbiamo iniziato a discutere, e proprio da tale discussione è scaturita la proposta di commissioni che è formulata nel documento che è stato distribuito. L’assemblea di oggi rappresenta un momento importante anche per fare un ulteriore passo avanti in tale riflessione. Con la costituzione delle commissioni dovremo iniziare un lavoro più approfondito per mettere a fuoco intorno a tali temi le linee di un’iniziativa politica nella città che sappia affrontare senza inibizioni le grandi sfide riformiste che il centrosinistra ha davanti a sé. Noi crediamo che questo lavoro debba svolgersi a ritmo serrato e concludersi entro la metà di settembre con l’elaborazione di un documento da parte di ogni gruppo. Sulla base di questi documenti abbiamo pensato di tenere per la fine di settembre, potrebbe essere il 27 settembre, una nuova assemblea generale con il compito di delineare una piattaforma programmatica complessiva e di impostare un calendario di iniziative per l’autunno.

Parallelamente, dovremo affrontare anche l’ambito di riflessione che riguarda il nodo della cultura politica del nuovo partito, e che investe questioni come la rielaborazione del passato, il rapporto tra le diverse culture politiche, l’interpretazione della globalizzazione, la visione dell’Europa e del paese, i grandi temi etici. Su tali temi è nata l’idea di dare vita a un forum sulla cultura politica del nuovo partito, a cui assegnare il compito di promuovere incontri e organizzare dibattiti sui grandi temi culturali e ideali avendo cura di favorire l’incontro tra culture ed esperienze diverse. Un altro strumento importante della nostra iniziativa sarà il sito, dove pubblicheremo i documenti e i contributi dei gruppi e dove sarà in funzione un forum che costituirà la sede di dibattito permanente e di scambio di informazioni tra di noi. Infine, a partire dall’autunno pensiamo di avviare una pubblicazione periodica che raccolga i risultati principali della nostra elaborazione e contribuisca a farli circolare anche all’esterno.

All’assemblea del 27 settembre dovremo risolvere anche la questione della formalizzazione giuridica del Centro di iniziativa e del suo statuto, così come quella dell’autofinanziamento, che finora è stata risolta attraverso il contributo del nucleo promotore, e poi la questione della sede e quella della definizione di un coordinamento più ampio ed in grado di rappresentare la realtà concreta del lavoro dei gruppi di lavoro e delle diverse articolazioni territoriali del Centro che stanno sorgendo in numerosi municipi come il XV e il XII.

Si tratta di un lavoro intenso ma appassionante, che può rendere ciascuno di noi protagonista di una fase politica straordinaria e cruciale per i destini del paese. Il successo del governo Prodi e la costruzione del partito democratico sono i due aspetti strettamente collegati di una medesima sfida: la sfida di rilanciare una nuova stagione di progresso economico, sociale e civile e di impegno democratico.

Il nuovo partito nascerà e sarà in grado di assolvere alla sua funzione storica solo se sorgerà sulla base di un grande impegno collettivo, e io credo che anche noi, con il nostro Centro, potremo contribuire a questa appassionante avventura.

 
 
 

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