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TESTO DELL’INTERVENTO INTRODUTTIVO SVOLTO DA GAETANO RUSSO A NOME DEL COMITATO PROMOTORE IN SEDE DI RIUNIONE DI FONDAZIONE DEL CIRCOLO ITACA
 
Se immaginiamo senza pensarci troppo il concetto stesso di Itaca, la mitica terra di Ulisse e di Penelope, per molti di noi, con la stessa immediatezza, compaiono immagini come quella di un orizzonte sul mare, di una imbarcazione a remi con una antica vela che prende il mare, di un’isola da raggiungere.
Abbiamo pensato a queste immagini per dare un nome al circolo che vi proponiamo di costituire insieme.
C’è dietro questo pensiero, la stessa tensione verso l’avventura, il desiderio di conoscere, di non accontentarsi di una comoda riva, di vedere qualcosa oltre quell’orizzonte e decidere di raggiungerla, la voglia di ritrovare un isola originaria per darle un nuovo volto.
Itaca, dunque, è per noi il ritorno ma anche la ricerca della passione politica, la voglia di prendere il mare, lasciare gli ormeggi sicuri ma pigri e tentare di comprendere come le donne e gli uomini possono essere protagonisti dei processi politici, per cambiare le cose e cambiare in meglio se stessi.

Il circolo si propone di essere un motore, un portale per affacciarsi alla politica, per avere una sede di discussione aperta in cui ciascuno porti il meglio delle proprie idee ed in cui ciascuno possa misurarsi con le idee degli altri, senza catalogazioni precostituite.
L’adesione al circolo che proponiamo è libera, ovviamente,ma basata sulla condivisione di valori etici e politici di fondo
Il cartello che proponiamo si basa dunque sulla necessità della introduzione di riforme liberali nell’economia italiana che devono coniugarsi con la salvaguardia della coesione sociale e l’ampliamento della protezione sociale.
Sulla condivisione di un ruolo dello Stato che da gestore anomalo di parti consistenti di settori del mercato, ne diventi soprattutto l’autentico regolatore, ruolo che è mancato con grave danno per l’economia e per le persone e gli operatori che agiscono in rilevanti settori dell’economia.
Sulla condivisione dell’esigenza di un mercato del lavoro che ampli a dismisura il numero delle persone che devono godere dei diritti fondamentali, per cui non è necessaria l’abolizione totale ne è di per se sufficiente una abolizione parziale delle forme di flessibilità, quanto invece il riconoscimento delle persone e la loro inclusione nell’ambito delle forme di inserimento e protezione sociale. Noi intendiamo proporre una discussione, un seminario dedicato, in questa direzione, alla nascita di un contratto unico di settore nei servizi postali, per la cui attuazione ci impegnamo a lottare.
Sulla condivisione dell’esigenza di approfondire i temi più generali dell’economia e dello sviluppo quali quelli dell’energia, delle conoscenze e della ricerca scientifica, delle comunicazioni e telecomunicazioni, e di altre tematiche fondamentali, perché solo la partecipazione consapevole può indirizzare le scelte future verso forme democratiche ed efficaci per il paese e per le donne e gli uomini che ne sono i cittadini.
Naturalmente noi abbiamo deciso di iniziare questo lavoro partendo da un terreno che conosciamo, una parte dell’economia nella quale la gran parte di noi opera con ruoli e modalità diverse. Noi siamo quasi tutti operatori postali, agiamo in un settore spesso sottaciuto e nascosto, ma che costituisce una parte rilevante dell’economia, laddove si pensi che vi opera la più grande azienda italiana per numero di dipendenti (Poste Italiane), dove vi è una delle quantità più elevate di raccolta del risparmio (il risparmio postale), dove si è realizzata una grande riforma di una azienda statale, riforma incompiuta e che deve necessariamente avere un nuovo e decisivo impulso verso l’efficienza ma anche lo sviluppo.
Un settore che interagisce utilizzando la più capillare rete di comunicazione telematica del nostro paese in grado di collegare gli oltre 8000 comuni del territorio italiano, a sua volta collegata alla più importante e capillare rete logistica, anch’essa in grado di raggiungere ogni parte del territorio ogni giorno tutti i giorni. Una delle reti infrastrutturali più importanti del nostro Paese, un bene da salvaguardare ed accrescere in un quadro di sana ed efficiente gestione.
Un settore dove vivremo nei prossimi anni una nuova fase dei processi di liberalizzazione e che deve rispondere ad esigenze di privatizzazione. Un settore ove vi sono notevoli spazi di sviluppo per operatori privati e pubblici.
Attraverso l’approfondimento, la conoscenza, la discussione, la partecipazione, noi vogliamo dire la nostra su questi temi, per una esigenza generale di ampliamento della partecipazione, in quanto attualmente la discussione è ristretta a pochi circoli, soggetta a pressioni di lobby non riconosciute e quindi occulte, che indirizzano gli atti anche governativi verso scelte di parte, in barba agli interessi generali.
A noi pare, inoltre, che questa discussione si sia svolta finora ad un bassissimo livello, da un lato allo scopo di occultare scelte strategiche che sfuggano al dibattito pubblico, dall’altra perché tesa a sollevare questioni pure importanti e sentite ma agendo sugli effetti, senza rimuovere le cause che le generano.
Sentiamo insomma l’esigenza di alzare il livello della discussione e di portarla alla luce. Sentiamo l’esigenza che se una azione o più azioni di lobbyng devono avvenire esse siano chiaramente espresse, alla luce del sole, come noi intendiamo fare, per orientare le norme e le leggi che in questo campo regoleranno il mercato e stabiliranno le forme attraverso cui si realizzeranno la liberalizzazione del settore e la eventuale privatizzazione di Poste Italiane. Cosa che, lo diciamo subito, non dovrà avvenire, a nostro avviso, se non in un quadro di unitarietà e di salvaguardia della rete infrastrutturale pubblica.
Un settore, ancora, dove vi è la possibilità della crescita a dismisura di forme di lavoro precario, sottopagato, privo di diritti, lavoro nero e che merita la definizione di un vero contratto collettivo di lavoro di settore.
Molti settori dell’economia cosiddetta statale hanno attraversato vicende analoghe. I processi di liberalizzazione e privatizzazione hanno riguardato le telecomunicazioni, il volo aereo, i trasporti in generale, l’alimentare, l’energia, il bancario. Molto spesso la mancanza di un serio dibattito ha prodotto soluzioni distorte, che non hanno portato ai consumatori i benefici di una reale diminuzione dei prezzi determinata dalla prevista ma spesso presunta concorrenza, hanno determinato anche gravi danni ai risparmiatori con scelte societarie confuse e speculative, hanno favorito una deregolamentazione del mercato del lavoro che nessuno ha saputo contrastare. Spesso hanno lasciato e lasciano tuttora interi settori privi di una concreta prospettiva di sviluppo, depauperando il patrimonio infrastrutturale del paese in settori strategici.
Noi crediamo fermamente che tutto ciò sia stato dovuto, anche, non esclusivamente è ovvio, alla scarsa partecipazione democratica alle scelte che si sono effettuate. Il problema, dunque, per noi non è quello di quanto liberalizzare, né di privatizzare o meno. Il problema è liberalizzare senza alcun dubbio, ma farlo in un quadro di regolamentazione dei mercati interessati. Il problema è privatizzare ma non per rastrellare un po’ di quattrini (fare cassa), quanto, invece, per dare valore alle imprese. Il problema è regolare il mercato del lavoro, senza sfuggire i temi delle flessibilità e del suo governo, in questi settori affinché la concorrenza che cresce non si scarichi esclusivamente sul fattore lavoro per abbassare i costi e riguardi invece l’efficientamento reale delle imprese ed il crescere di una sana ed armonica concorrenza leale.
Noi crediamo nella meritocrazia, come leva per lo sviluppo degli uomini e delle donne nell’ambito dei loro processi di crescita e formazione professionale. Crediamo nella formazione come strumento della meritocrazia e della tutela professionale. Crediamo nell’esigenza di spingere le aziende, quindi anche poste italiane, ad essere efficienti e rendere trasparente l’efficienza, dove, quindi, lo strumento della meritocrazia sia reale e in grado di contrastare fin sul nascere, perché non convenienti, l’uso delle clientele o dall’appartenenza a questa o quella cordata per essere assunti, per essere valutati, per crescere professionalmente e non essere drammaticamente abbandonati.
Al centro dell’attività di questo circolo, insomma, c’è la politica, quella vera, quella che cerca di essere partecipe delle scelte di fondo che vengono compiute dai soggetti che interagiscono nei campi dell’economia e del sociale. Noi non riteniamo la politica e l’economia e il settore della protezione sociale, argomenti aridi, dove non ci si possa appassionare: noi riteniamo al contrario che essi devono essere umanizzati affinché le scelte siano concretamente orientate al soddisfacimento del bene e degli interessi dei cittadini.
Dovremo pertanto aprirci il più possibile, sentire altre campane, usufruire del contributo di persone esperte, di amministratori, di manager, di politici di maggioranza e di opposizione, di sindacalisti, di chiunque possa contribuire a costruire orientamenti corretti, condivisi, approfonditi e chiari. Poi scegliere e fornire progetti, cose da attuare concretamente.
Noi dobbiamo contribuire ad individuare soluzioni ai problemi, lottare perché le soluzioni siano adottate, se sono giuste.
Crediamo che in questo, in fin dei conti, si estrinsechi il ruolo, se non la definizione stessa dei riformisti, quelli veri. E cioè avere la responsabilità di ricercare sempre soluzioni che portino verso un progresso reale, superando le contraddizioni, non avvitandosi attorno ad esse, in un quadro di valori etici, morali, politici chiaro e altrettanto condiviso.

L’altra ragione di fondo per la quale vi proponiamo di partecipare alla costituzione e poi ai lavori di questo circolo politico Itaca, è quello di essere parte costitutiva e di stimolo alla nascita di un nuovo soggetto politico nel centro sinistra.
Le proposte che il circolo di volta in volta avanzerà, sarebbero e sono, ovviamente, valide in ogni momento. Esso, ad avviso dei soci fondatori, sarebbe dovuto sorgere anche nel periodo o nel caso di vittoria e governo di centro destra. E’ solo una collocazione temporale del tutto fortuita, quella per la quale nasce quasi contemporaneamente al momento in cui il centrosinistra inizia a governare il paese in questo anno 2006. Quasi ci scusiamo per il ritardo con il quale avanziamo solo ora questa proposta, ma vi assicuro che ci stiamo lavorando da mesi.
E da mesi pensiamo ad un soggetto di questo tipo che abbia, appunto tra i suoi scopi costitutivi, quello di stimolare la nascita del futuro partito democratico o dei riformisti.
Sappiamo tutti che si tratta di una scelta già effettuata dalle più rilevanti forze politiche costitutive dell’Ulivo. Questo è un dato importante che ci è di grande aiuto.
Ma noi sappiamo che i processi politici non sono sempre lineari, che le scelte possono subire ripensamenti o rallentamenti o distorsioni: noi, come altri soggetti che in questa direzione si stanno muovendo, ci proponiamo di stimolare, spingere con grande determinazione perché questo progetto decolli al più presto, non si interrompa.
Ma non basta: noi siamo convinti che il segnale dato anche dalle elezioni politiche, laddove il raggruppamento dell’UIivo ha sempre raccolto più ampi consensi, rispetto alla sommatoria dei singoli partiti, rende evidente che anche la costituzione del soggetto politico non può essere solo la sommatoria degli apparati dei singoli partiti. Occorre che al processo partecipino tutti coloro che condividano l’esigenza di ritrovarsi in un soggetto nuovo, nuovo nella struttura, nel funzionamento, nei programmi, nella capacità di essere motore di partecipazione e, quindi, di politica fatta di donne e uomini, passione e idee.
E’ per questo che abbiamo proposto questa riunione solo quando era chiaro che al processo costituente del circolo lavorassero da subito persone di diverso orientamento, di diverse storie. Abbiamo voluto che sin dall’inizio, a partire quindi dal comitato promotore, fosse evidente la contaminazione tra provenienze diverse.
Il circolo, unitamente ad altre forme di aggregazione analoghe, chiederà con forza di partecipare al processo di nascita e costituzione del nuovo soggetto, sin dai congressi costitutivi e di fondazione, perché siano raccolte le istanze di persone di diversa provenienza e che, magari, una attività ed una storia politica, non ce l’hanno.
Il nostro scopo è, quindi, di promuovere la partecipazione politica, di contaminare le provenienze, di aprire la politica a nuove persone a dare loro uno strumento di formazione, informazione e azione. Siamo convinti che esiste una domanda, una voglia di misurarsi e di esserci, che i partiti tradizionali, nelle loro forme, non riescono a cogliere. Vogliamo mettere a disposizione uno strumento innovativo.

Il comitato promotore agirà pro-tempore. Noi riteniamo che occorrano non più di 3-4 mesi, contando il periodo estivo, per dare vita al circolo statutariamente costituito.
Per questo, se ci conforterete con la vostra adesione, il comitato promotore intende muoversi secondo il seguente programma:
Entro il mese di giugno: promuovere una iniziativa-convegno, sui temi della liberalizzazione e privatizzazione del settore postale
Entro il mese di settembre convocare una assemblea per la costituzione del circolo, sulla base di uno statuto, individuando una sede, costituendo gli organismi che lo statuto, da approvare da parte dell’assemblea, avrà stabilito.
Elaborare, di conseguenza, una bozza di statuto ed un codice etico degli aderenti al circolo stesso, che contempli con chiarezza l’etica del disinteresse verso interessi personalistici.
Avviare i primi contatti in altre città, perché Itaca sia un circolo diffuso in tutta Italia, stimolando la nascita di altri comitati promotori che abbiano caratteristiche analoghe.
Con l’assemblea, l’approvazione dello statuto e la nomina degli organismi, il Comitato promotore si scioglierà e ciascuno contribuirà, per la sua parte e in base alla propria disponibilità, al lavoro che ci attende.
Ma, soprattutto il comitato promotore, in questo periodo, si assume la responsabilità di fare tutto ciò impegnandosi a garantire la correttezza dei comportamenti di ciascuno e consentire la nascita di un luogo della politica aperto e democratico.
A tutti voi, che abbiamo potuto e voluto invitare a questo primo incontro, il comitato chiede di aderire, di impegnarvi ad ampliare la partecipazione invitando persone che ritenete possano riconoscersi nei valori alla base della attività del circolo.

Insomma la domanda è se volete prendere il mare insieme a noi, imbarcarvi per una nova avventura, cercare e ritrovare Itaca.

 
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